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Le strade belle


Le strade belle

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Arti Nascoste
Un Curioso Viaggio Sulle Tracce dell'Arte Alla scoperta delle arti nascoste nelle terre di Urbino e del Montefeltro. Piccoli e grandi capolavori che conquistano l'attenzione e il cuore per la loro bellezza


"Arti Nascoste"Un soffio profondo, potente eppur raffinato come in poche altre parti d'Italia, corre per tutte le terre di Urbino e del Montefeltro: è il soffio dell'arte. Spesso le tracce lasciate dal suo passaggio sono nitide, studiate e apprezzate nel mondo: si pensi solo a Raffaello, al Bramante, ai lavori di Piero della Francesca, di Francesco di Giorgio Martini, del Laurana, alle opere di grandissimi autori conservate nella Galleria Nazionale di Palazzo Ducale o alle ceramiche di Casteldurante. Altre volte queste tracce sono rimaste nascoste, si sono celate, quasi con pudore e per mille contrastanti motivi, dietro muri scrostati, dentro armadi e cassoni, nell'ombra di polverosi magazzini, oppure, al contrario, sono rimaste sempre sotto gli occhi ma in luoghi appartati, non comuni al visitatore e propensi alla dimenticanza. Oggi alcune di queste opere poco conosciute, o del tutto sconosciute, brillano, anche attraverso questa prima guida del progetto Le Arti Nascoste”, di una luce nuova, una luce che le illumina grazie a recenti studi, restauri e adeguate collocazioni, per offrirle allo sguardo del viaggiatore e del turista curioso.Si tratta di piccoli - grandi capolavori che conquistano l'attenzione e il cuore per la loro bellezza ma anche per l'immediata capacità di comunicare, attraverso un linguaggio estremamente “umano”, i sentimenti più diretti e le abilità degli uomini di un tempo.Si tratta indubbiamente di segni più “discreti” rispetto agli assoluti e famosi capolavori, ma altrettanto importanti per cogliere la cultura diffusa e più intima di queste terre.

Veduta aerea dei Torricini di UrbinoL'itinerario alla scoperta di queste opere ci porta in alcuni centri dell'Arcidiocesi Urbinate, propone un percorso che tocca cittadine e paesi colmi di memorie del Ducato dei Montefeltro e ricchi di tante attrattive che arrivano dalla storia, così come dalla natura, dalla cucina e in genere dalla civiltà di questi luoghi. Il nostro viaggio non può che partire dalla capitale del Ducato, la luminosa Urbino  cuore del Rinascimento italiano.Basta passeggiare nella sua piazza, attraversare l'intreccio dei vicoli, alzare gli occhi verso i torricini del Palazzo Ducale, magari la mattina presto oppure verso il far della sera, e si scopre che qui il Rinascimento è vivo. Urbino la “città ideale”, è discreta, la discrezione dell'eleganza che arriva da secoli di storia, da tempi antichi che hanno consentito una concentrazione di opere d'arte e uno stile di vita davvero speciali. Dei monumenti di Urbino non si parla: si vivono, e la sua Galleria Nazionale, vero tesoro mondiale dell'arte custodito tra le mura del Palazzo Ducale, va vista e assaporata, ne vanno apprezzati le centinaia di capolavori, ma anche gli angoli più nascosti, le luci delle finestre, e addirittura gli odori. Urbino città del vento e delle stelle - le magnifiche lampade ducali dalla complessa forma geometrica, sintesi di perfezione, ancora oggi fabbricate, e tra tutte la “stella” storica più rilucente: quella di Federico da Montefeltro,  il Signore incontrastato di queste terre. Nel Palazzo, i pensieri di Federico si sono sposati con le arti di Francesco di Giorgio Martini e del Laurana dando vita ad un mirabile edificio,“…non solo le case, ma anche questi colli vicini sembrano stringersi intorno al Palazzo per farvi da cornice, come se anche la natura avesse voluto secondare l'opera di un grande principe di buon gusto. E mai come da questa altura la terra ci è apparsa mansueta ed obbediente… Ma Urbino non è solo il Palazzo: ci sono i numerosi e affascinanti oratori nascosti nelle vie, le molte chiese, il museo diocesano, la casa natale di Raffello, i panorami della fortezza Albornoz, l'aria tersa dei vicini monti delle Cesane.  Da vedere: Chiesa di San Francesco; Museo Diocesano Albani; Ex Chiesa di San Donato; Pieve di San Cassiano; Oratorio di San Giovanni

Palazzo Ducale di UrbaniaDa Urbino il nostro itinerario raggiunge Urbania è la cittadina più importante di questa parte della vallata e va giustamente fiera delle sue bellezze architettoniche e delle sue tradizioni artistiche. Non c'è dubbio che ad Urbania i Duchi di Urbino riservarono un'attenzione del tutto particolare: lo testimoniano il Palazzo Ducale (che riprende spesso l'eleganza di quello urbinate), ricco di opere e nobilitato dalla biblioteca storica (che contiene circa 50.000 volumi, documenti antichi, 2000 preziosi disegni e numerosi reperti artistici locali), la magnifica costruzione del Barco, residenza di caccia dei Duchi dalla architettura imponente, i suoi palazzi e le sue tante chiese. Lustro della città la sua antica ma ancor viva produzione ceramica, una delle più importanti non solo d'Italia ma di tutto il mondo: le ceramiche durantine sono tra le più quotate in tutte le aste mondiali. Oggi la tradizione rivive in diversi laboratori che riprendono gli antichi stili ma sanno anche produrre innovativi oggetti. Altra curiosità di Urbania è la famosa “chiesa dei morti”, dove sono esposti diversi corpi mummificati conservatisi per una particolarità del terreno. Urbania è oramai famosa a livello nazionale per i suoi festeggiamenti dedicati alla Befana: diversi eventi dedicati a questa magica figura riempiono il periodo Natalizio.    Da vedere: Museo Diocesano; Chiesa del Santissimo Crocifisso dell' Ospedale;  Duomo

Veduta del campanile di Sant'Angelo in VadoIn pochi minuti da Urbania si raggiunge Sant'Angelo in Vado. La cittadina si affaccia sul fiume Metauro e sorge sulle rovine della antica Tiphernum Mataurense. Prima fu dei nobili Brancaleoni, per poi passare sotto il controllo dei Montefeltro. Diversi palazzi nobiliari ornano la cittadina, il Duomo è importante e la chiesa di S. Maria dei Servi è un vero scrigno di opere d'arte.Sant'Angelo in Vado è comunque particolarmente bella: sono belle le sue vie, le sue piazzette, ma è bella soprattutto l'atmosfera complessiva di questa nobile cittadina piena di negozi e luoghi di ristoro. Un'occasione del tutto particolare per visitare e vivere il centro è costituita dalla apertura di numerose cantine in occasione del periodo del tartufo, a cominciare dal secondo week-end di ottobre e durante i quattro fine settimana successivi.  Sant'Angelo in Vado è una “città del tartufo”: nell'Appennino pesarese rappresenta il nucleo di una vasta area che per i suoi terreni marmosi e argillosi si distingue per la produzione del tartufo bianco pregiato (Tuber Magnatum Pico) e di altre specie che assicurano per tutto l'anno la presenza del prelibato tubero. Per questo in località Macina è sorto il Centro Nazionale Sperimentale di Tartuficoltura che svolge, in collaborazione con l'Università di Urbino, le ricerche atte a carpire i nascosti segreti di riproduzione del prezioso prodotto. Da vedere: Chiesa di San Donato

Veuduta della cupola e del Campanile di Mercatello sul MetauroMercatello
sul Metauro è a pochi passi. Il centro cittadino colpisce per la sua “civitas”: si respira un'aria di piccola città dove lo stile di vita è rimasto quello di una comunità erede di una ricca storia e custode di un ambiente ancora oggi integro. Molti i monumenti di pregio: i palazzi, la Collegiata, la piazza San Francesco con la preziosa chiesa colma di opere antiche, il bel ponte romanico a tre arcate sul Metauro.L'origine di Mercatello risale a dodici secoli avanti Cristo. Posta tra i due municipi romani di Tiphernum Mataurense (S. Angelo in Vado) e Tiferno Tiberino (Città di Castello), prese il nome di “Plebs Vici”, storpiato poi in “Pieve d'Ico”. Subì le traversie delle invasioni barbariche, ma i longobardi nel sec.VI la ricostruirono. Sottoposta alla giurisdizione civile di Città di Castello, si svincolò quando, costituitasi la Massa Trabaria, Pipino il Breve, nel 756, la donò alla Chiesa. Il governo di Roma vide subito nel territorio della Pieve e nel borgo luoghi adatti per fiere e mercati da cui il toponimo “Mercatello”. Da vedere: Chiesa do San Francesco e Annesso Comvento; Museo del Convento di San Francesco

Panoramica di Borgo PaceRisaliamo ancora la Valle e raggiungiamo  Borgo Pace.
Il paese sorge alla confluenza dei due corsi d’acqua che formano il Metauro. Si ha qui il matrimonio tra il Meta e l'Auro che uniscono le proprie acque dando origine al fiume che segna una delle più belle vallate marchigiane. Il nome di Borgo Pace si fa risalire al fatto che qui si sarebbero stabilite le regole per quel trattato di pace tra Ottaviano Marco Antonio e Lepido che fu poi sottoscritto nei pressi di Bologna nel 42 a.C. Dal territorio di Borgo Pace partono alcuni dei sentieri più belli che attraversano il complesso dell'Alpe della Luna.Da segnalare il Centro di Educazione Ambientale che svolge attività didattica e di escursionismo nei dintorni e il Museo del carbonaio, un piccolo ma significativo centro di documentazione dedicato ad una delle attività locali più importanti dal punto di vista etnografico e storico: un mestiere, quello dei carbonai, ancora oggi vivo e che tra maggio e settembre regala belle immagini e sensazioni. Diversi borghi appartengono  a questo comune: Lamoli, proprio vicino alla cima dell'Alpe, con i suoi boschi e la sua oasi di S. Benedetto che ospita il Museo dei colori naturali, Sompiano dai begli edifici appenninici e Parchiule uno dei luoghi più suggestivi di tutta l'Alpe della Luna. Poco distante dal borgo di case in pietra di Parchiule, si trova la Chiesa di S. Maria circondata dai boschi, che si raggiunge attraversando un bel ponte antico. Da vedere: Chiesa di Santa Maria dell'Annunziata

Veduta della Chiesa di Santo Stefano di PiobbicoLasciata la valle del Metauro il nostro itinerario prosegue verso altri monti posti nel cuore dell'antica regione della Massa Trabaria, verso le pendici del Monte Nerone. All'incrocio tra i corsi d'acqua del Candigliano e del Biscubio troviamo Piobbico. Piobbico è un paesello tra gli Appennini delle Marche sul confine con l'Umbria. Fu già feudo antichissimo de Brancaleoni: oggi è Comune. Posto in angusta valle tra il Monte Lego, o Montiego, che gli sta quasi a ridosso, e il Monte Nerone, dalle molte asprezze e spessissime selve, non ha che un brevissimo giro d'orizzonte. Di quella valle sorge una collinetta, già ripida e scoscesa, ma dall'arte resa poi facile ed anche piacevole, sul cui ripiano grandeggia il Castello dei feudatari, detto comunemente 'Palazzo dei Conti'.” Tutto il centro storico è interessante e i panorami montani sono eccellenti. Gli edifici di pregio non mancano: segnaliamo le porte d'accesso al paese e la settecentesca chiesa di Santo Stefano custode di belle statue di profeti e santi e della mirabile Pala del Riposo durante la Fuga in Egitto del Barocci. La storia della cittadina è segnata, come già detto, dalle vicissitudini della famiglia Brancaleoni: il vasto castello dei blasonati padroni svetta ancora oggi alto dal colle che sovrasta il centro abitato, circondato dalle case dell'antico 'borghetto' medievale. Naturalmente anche questo castello ricadde sotto il dominio dei Montefeltro.Da segnalare anche l'interessante Museo Geo Paleontologico, Naturalistico, Antropico. Tra le feste tradizionali si distingue la Processione delle Rocche, un antico rito che vede un corteo in cui si trasportano singolari ornamenti processionali, realizzati dalle donne del paese, detti appunto “rocche”. Si tiene l'8 settembre.
Da vedere: Chiesa di Santo Stefano

Acqualagna CentroLasciato Piobbico raggiungiamo, su una bella strada circondata da boschi, Acqualagna. Questo è uno dei paesi più profumati d'Italia, profumo terrigno e costosissimo. Acqualagna. è una delle capitali italiane del tubero più ricercato al mondo, il mitico tartufo bianco pregiato, che qui ha una delle zone di produzione più importanti non solo per la quantità, ma anche per la qualità di questo nobile “ingrediente”, che strega l'olfatto e il palato dei buongustai. La città ha origini antiche, ma oggi, proprio intorno al tartufo, si è costruita una sua identità, che la pone come tappa obbligata di un percorso gastronomico non solo del Montefeltro ma di tutta l'Italia centrale. Come è ovvio tartufo significa ambiente di pregio e tante strutture turistiche e della ristorazione che durante l'anno, grazie alle diverse varietà del tubero che si raccolgono, offrono menù con i migliori piatti di questa zona appenninica. Da ricordare dunque la “settimana del tartufo” e la “fiera nazionale del tartufo” che si tengono l'ultima settimana di ottobre e la prima decade di novembre; la “fiera regionale del tartufo nero pregiato” (terza domenica di febbraio) e la “fiera regionale del tartufo d'estate" Da vedere: Chiesa di Santa Maria dell'Annunziata del Petriccio

Veduta del ponte di fossombroneDa Acqualagna si scende verso Fossombrone  attraversando uno dei passi più famosi e spettacolari dell'Appennino marchigiano e umbro, quello del Furlo.La magnifica gola del Furlo è formata dall'attività erosiva del fiume, che taglia trasversalmente per centinaia di metri di spessore le due montagne del Pietralata (889 m) a nord e del Paganuccio (976 m) a sud. Nel cuore della gola lo scenario è imponente, con pareti di calcare che si innalzano a strapiombo per circa 500 m e a volte persino in contropendenza, sul bacino artificiale e sui boschi circostanti. La sua fama storica è dovuta al grande lavoro degli Etruschi prima e dei Romani poi (muraglioni, tagli di roccia, galleria), e prese il nome proprio dalla galleria romana (Forulus) che fu fatta qui scavare dall'Imperatore Vespasiano nel 76 d.C., all'interno della quale passa l'antica via consolare Flaminia. Superato il passo in breve si raggiunge Fossombrone, una cittadina che regala al visitatore un immediato senso di civiltà, di ricchezza della memoria. Il centro antico si stende proprio ai piedi dei monti delle Cesane, allargandosi su un piano che da un lato guarda all'Appennino e dall'altro alle campagne che vanno verso le colline e poi fino al mare. Tanti edifici che raccontano di Medioevo, di Rinascimento ma anche dell'epoca Romana che vede la città già importante “municipium”, di cui restano numerosissimi e preziosi reperti. I palazzi, la rocca, la cittadella con le antiche case addossate una all’altra, i ricchi portali, le grandi chiese; tutto ci parla di una comunità che nel corso dei secoli ha saputo mantenere una propria identità, che ancor'oggi si esprime in grandi eventi dedicati all'arte antica e contemporanea, nelle tante strutture dedicate alla ospitalità, nella cura del patrimonio storico e naturale. Molti i luoghi da visitare: le chiese di S. Filippo, di S. Agostino, quella di S. Francesco, la Cattedrale, la Corte Bassa e la Corte Alta, il Palazzo Pergamino Simili, con la sua importante quadreria contemporanea, la Pinacoteca, il Museo Civico, l'area archeologica e altro ancora. In più ci sono i piccoli monti che la circondano, la via antica che porta alla rude Gola del Furlo e il fiume, che non soddisfatto dello splendido letto roccioso di questo tratto, si è sbizzarrito anche nelle singolari “Marmitte dei Giganti”. Da vedere: Chiesa di San Cristoforo dei Valli



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