La Turba non è una rappresentazione teatrale né una manifestazione folcloristica: è la giornata più attesa nella vita dei cantianesi, il loro evento nel quale si specchiano, si proiettano, si misurano. Con l'arrivo della quaresima Cantiano si anima: si aggiustano le scene, si adattano i costumi, i personaggi si preparano nei ruoli e nei dialoghi. Le famiglie si mobilitano, si torna a vestire gli abiti della tradizione, a scegliere le stoffe, a cucire i modelli, in un sentimento misto di religiosità ed orgoglio cittadino.
Le origini della Turba di Cantiano sembrano essere antichissime Da recenti studi effettuati sui documenti dell’Eremo di Fonte Avellana, spiega il Presidente del Comitato Turba Sergio Aloisi, abbiamo appurato che questa tradizione nasce a Cantiano nell’XI secolo: essa trae origine dalle antiche pratiche di flagellazione del monaco San Domenico Coricato. Conosciamo la vita di questo Santo attraverso la testimonianza di San Pier Damiani che racconta, in alcune lettere, come, nell’eremo di Luceoli (antico territorio nel Comune di Cantiano) intorno all’anno 1.000, Domenico Coricato usava battersi, cioè flagellarsi. Fu dal suo esempio che presero avvio le confraternite dei flagellanti che, al fine di tramandare la devozione, si rifacevano al supremo esempio di penitenza e sacrificio, la Passione e Morte del Cristo. Si svilupparono così tali manifestazioni di devozione religiosa, le quali, modificate di generazione in generazione, sono giunte fino all'attuale sacra rappresentazione che per ricordare le antiche origini, viene chiamata "Turba".
Il termine (turba, cioè moltitudine, folla) va riferito all'insieme delle persone che, in origine, prendevano parte alla rievocazione, sia in veste di attori che di spettatori partecipi. In termini piú vicini a noi, il vocabolo è servito ad individuare i soli personaggi della scena.
Negli anni ’40 è stato fissato il copione della Turba che quindi è ormai quasi invariabile, eccetto pochi particolari. L’attuale messinscena è l’evoluzione di memorabili edizioni, quella del 1940 voluta da Dante Bianchi che introdusse le scene e la teatralità dell’azione e dei linguaggi e quella del 1954 che fu affidata alla direzione di Carlo Vadi, regista pesarese: truccatori, scenografi e costumisti diedero l’impronta e l’avvio alle edizioni di grande effetto scenografico che, sempre aggiornate e migliorate, richiamano a Cantiano la sera del Venerdì Santo spettatori sempre più numerosi e di provenienze più disparate.
La sacra rappresentazione del Venerdì Santo è divisa in tre quadri realizzati in altrettanti punti del paese: parco delle Rimembranze, Piazza Lucèoli e Colle S. Ubaldo.
I personaggi in costume si muovono sulla scena centrale rappresentante il Sinedrio, il Pretorio e la corte di Erode per poi formare una suggestiva processione che, illuminata dalla luce delle fiaccole, sale verso il colle di S. Ubaldo (ascesa al Calvario).
Qui la Turba si conclude con la rappresentazione della Crocifissione e l’illuminazione delle tre croci del Golgota.
La "Turba", ossia il ricordo della Passione della notte dei tempi, è così ben considerata che il Comune di Cantiano è entrato a far parte di Europassion, l'Associazione Europea delle Sacre Rappresentazioni. Tra emozioni genuine e sentimenti paesani e religiosi la "Turba" è uno dei fiori all'occhiello del comune di Cantiano.
Per informazioni:
comune di Cantiano tel. 0721.788321
sito web: www.laturba.it
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